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Libros antiguos y modernos

Pagliarani, Elio

Inventario privato. Prefazione di Giacomo Zanga. Disegni di Alberto Casarotti

Veronelli,, 1959

170,00 €

Pontremoli srl Libreria Antiquaria

(MILANO, Italia)
Cerrado hasta 6 de enero de 2026.

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Detalles

Año de publicación
1959
Lugar de impresión
Milano,
Autor
Pagliarani, Elio
Páginas
pp. 46 [6]; 5 disegni su fondo seppia di Alberto Casarotti nel testo.
Serial
collana «I gemelli», 2,
Editores
Veronelli,
Formato
in 8° (229 x 159 mm),
Edición
Prima edizione.
Materia
Poesia Italiana del '900
Descripción
brossura,
Primera edición

Descripción

LIBRO Prima edizione. Ottimo esemplare. Un anno prima che «La ragazza Carla» (1960) comparisse in «Il Menabò» e cinque anni dopo l’esordio con «Cronache e altre poesie» (1954), Elio Pagliarani diede alle stampe questa importante, benché meno nota o considerata, opera seconda. Edito da Veronelli, «Inventario privato» è composto da 21 poesie suddivise in 3 sezioni - «Il primo foglio», «A riporto» e «Totale S.E. & O.» - in cui è l’amore infelice, non corrisposto per una donna - una «milanese signorina» - a dominare la scena. Ma questo amore, come scrive Giacomo Zanga nella prefazione, permette in verità di condurre un’analisi dell’umano valutandone l’effettiva posizione rispetto all’ordine generale delle cose: «[.] tanto più mi piace la poesia di Elio Pagliarani quanto più riesce a sottrarsi - nonostante il suo interesse per la sorte dell’uomo - alla sottile, e talvolta efferata, antropologicità di parecchia poesia tradizionale; aggiungerò anche, ampliando il discorso, che l’arte moderna, in genere, mi entusiasma proprio per il suo considerare l’uomo dalla parte dell’universo anziché l’universo dalla parte dell’uomo [.]. Nella poesia di Elio Pagliarani trovo l’uomo collocato nella sua giusta misura; infatti: “poltrone alla prima - ci rimane, o dignità, se abbiamo solo in testa - svariate idee d’amore e d’ingiustizia”. Il che non toglie che si possa amare sino all’affettuosità più abbandonata e sino al ridicolo [.]. Ed eccoci così autorizzati a citare, insieme con il desolato lirismo di Eliot e la passionale epicità di Brecht, la semplice, attualissima, umanissima pateticità di Charlot».
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