La Tomba del Minotauro ossia la lava della Strada de’ Vergini della città di Napoli divertita dal suo corso e risospinta. Sogno dell’avv. Giuseppe Maria de Ferraris, preceduto da un breve sunto storico su i Laberinti e sul Minotauro, con diverse note. Napoli, Tipografia Strada Tribunali, 1841.
La Tomba del Minotauro ossia la lava della Strada de’ Vergini della città di Napoli divertita dal suo corso e risospinta. Sogno dell’avv. Giuseppe Maria de Ferraris, preceduto da un breve sunto storico su i Laberinti e sul Minotauro, con diverse note. Napoli, Tipografia Strada Tribunali, 1841. | Libros antiguos y modernos | De Ferrariis Giuseppe Maria.
La Tomba del Minotauro ossia la lava della Strada de’ Vergini della città di Napoli divertita dal suo corso e risospinta. Sogno dell’avv. Giuseppe Maria de Ferraris, preceduto da un breve sunto storico su i Laberinti e sul Minotauro, con diverse note. Napoli, Tipografia Strada Tribunali, 1841.
La Tomba del Minotauro ossia la lava della Strada de’ Vergini della città di Napoli divertita dal suo corso e risospinta. Sogno dell’avv. Giuseppe Maria de Ferraris, preceduto da un breve sunto storico su i Laberinti e sul Minotauro, con diverse note. Napoli, Tipografia Strada Tribunali, 1841. | Libros antiguos y modernos | De Ferrariis Giuseppe Maria.
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Detalles
- Autor
- De Ferrariis Giuseppe Maria.
- Materia
- (NAPOLI)
Descripción
12°, bross. edit. a stampa (minime tracce d’uso), pp. 146 - (2). Es. in barbe. Originale opera che tra erudizione ed ironia denuncia la situazione di grave pericolo incombente su un vasto quartiere della città di Napoli per l’enorme lava di fango e pietre che si formava in occasione di abbondanti piogge, una lava mostruosa, che arrecava morti e gravissimi danni economici, indicata metaforicamente come la tomba del Minotauro. Giuseppe Maria de Ferraris, di origini calabresi (Saracena 1782 - Avellino 1849) giudice di Buccino e poi avvocato a Montesarchio e a Napoli, fu perseguitato per la sua adesione ai moti carbonari. Nel 1848 capeggiò una sommossa popolare a Montesarchio e bruciò pubblicamente il ritratto di Ferdinando II di Borbone. Arrestato e malandato in salute morì nel 1849 nel carcere di Avellino.