Lettere d’amore a Lili Brik (1917 - 1930). Con disegni originali di Majakovskij.
Lettere d’amore a Lili Brik (1917 - 1930). Con disegni originali di Majakovskij.
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Detalles
- Año de publicación
- 1969
- Lugar de impresión
- Milano,
- Autor
- Majakovskij [Maiakovski], Vladimir [Traduzione Di Laura Boffa]
- Páginas
- pp. [2] 143 [3], disegni originali dell’autore in bianco e nero nel testo.
- Serial
- collana «I giorni», 26,
- Editores
- Sugar (Tipografia F.lli Ferrari),
- Formato
- in 8°,
- Edición
- Prima edizione italiana.
- Materia
- Poesia Straniera del '900
- Descripción
- tela crema con titoli neri al dorso, sovracoperta illustrata (fotografia di Majakovskij virata viola) con titoli rossi al piatto e rossi e viola al dorso.
- Primera edición
- True
Descripción
LIBROPrima edizione italiana.Ottimo esemplare, estremamente raro con la sovracoperta in queste condizioni (tela priva di particolari difetti da segnalare; sovracoperta con lievissimi segni d’usura; carte e tagli lievemente bruniti). Contiene cartolina editoriale. Scrittrice, artista, attrice, Lili Brik è stata anche “la famiglia” di Majakovskij - nel biglietto d’addio scritto prima del suicidio si legge infatti «Compagno governo, la mia famiglia è Lilja Brik» -, la donna che il grande poeta russo ha non soltanto amato ma avvertito come una compagna di pensiero e di vita in senso ampio, benché a dividerli in parte - o a unirli in una relazione non convenzionale - vi fosse il marito di lei, lo scrittore e critico Osip Brik, a cui la donna era già legata quando, nel 1915, si incontrarono. Questo volume edito da Sugar - con traduzione di Laura Boffa - consegna al lettore le lettere che Majakovskij scrisse a Lili dal 1917 al 1930, accompagnate dai disegni con cui spesso chiudeva le missive e dalla premessa della stessa Brik, che così scrive: «Con Vladimir Majakovskij ho vissuto quindi anni, dal 1915 fino alla sua morte [.]. Nelle lettere e nei telegrammi che mi inviava [.] si firmava “Cucciolo”. La maggior parte delle lettere contengono alla fine un disegno con cui egli raffigurava se stesso come un cane e me, a volte, come una gatta: erano questi i nostri nomi dell’intimità familiare».