Nello studio di Gino De Dominicis da settembre 1997 a marzo 1998 [titolo in copertina] Sicinimod Ed
Nello studio di Gino De Dominicis da settembre 1997 a marzo 1998 [titolo in copertina] Sicinimod Ed
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Detalles
- Año de publicación
- 1998
- Lugar de impresión
- [In fine:] Modena,
- Autor
- De Dominicis, Gino
- Páginas
- cc. [16] solo recto, illustrate a colori; carta patinata.
- Editores
- Editore Galleria d’Arte Contemporanea Emilio Mazzoli, (NuovaLitoEffe in Castelvetro Piacentino),
- Formato
- in 4°,
- Edición
- Edizione originale.
- Materia
- Libri Illustrati e d'Artista
- Descripción
- doppio punto metallico con copertina in brossura muta, sovracoperta stampata in nero al solo piatto anteriore,
- Primera edición
- True
Descripción
LIBROEdizione originale. Ottimo esemplare.Opera seconda del geniale De Dominicis, che morì qualche mese dopo questa pubblicazione e la relativa mostra presso la galleria Mazzoli di Modena. È preceduta unicamente dal catalogo della sua prima personale alla galleria romana L’Attico, nel novembre 1969 (che contiene il noto manifesto ‘Lettera sull’immortalità del corpo’): l’artista non desiderava produrre cataloghi né altra documentazione. Raccoglie 88 riproduzioni in stampa digitale (tecnica che nel 1998 era appena agli albori) di fotocopie a colori di polaroid, impaginate in formato minimo, quadratini di 27 mm in griglie regolari 3 x 4 alternate a 3 x 3 (nella prima e ultima carta delle 12 contenenti immagini, la griglia 3 x 4 presenta una ‘casella’ vuota), con il preciso intento di sabotare dall’interno il procedimento stesso della riproduzione fotografica e della creazione di un catalogo d’arte.Delle 500 copie non numerate dichiarate nel colophon, ne rimangono oggi pochissime: «La sera dell'inaugurazione della mostra De Dominicis iniziò a ritirare i cataloghi e a distruggerli», come attesta Tomassoni nel catalogo ragionato dell’opera dell’artista (Skira 2011).«Come di consueto appena Mazzoli ventilò l’opera di un catalogo fotografico che indicasse e mostrasse le opere in mostra, De Dominicis non ne volle sapere. Gallerista e artista ingaggiarono un interminabile braccio di ferro e finché De Dominicis non disse di sì, a condizione che fosse lui a progettare e controllare la pubblicazione nel minimo dettaglio. Catalogo un corno. Ne venne fuori un fascicolo rettangolare di poche pagine, dalla copertina bianca e perfettamente vuota sulla cui sinistra è scritto De Dominicis verticalmente e all’incontrario. Dentro, su ciascuna pagina di destra, una costellazione da nove a dodici polaroid stampate tutte molto piccole. Da nove a dodici immagini, soprattutto di ragazze, angoli dello studio di De Dominicis, qualche sua opera ma riprodotta quanto di più minuscolo e come buttata lì per caso. Le otto ragazze che hanno fatto da modelle sono tutte ringraziate nel frontespizio [.]. E comunque da una tale e apparentemente casuale disseminazione di immagini, ne capisci di più della poetica di De Dominicis di quanto avresti capito da un catalogo [.]. Un De Dominicis fedelissimo a se stesso che diceva:“Io penso che le cose non esistano. Un bicchiere, un uomo, una gallina, non sono veramente un bicchiere, un uomo, una gallina, ma solo la verifica della possibilità di esistenza di un bicchiere, di un uomo, di una gallina.”(Mughini, «I 51 libri italiani più belli degli ultimi cento anni», in ‘Una casa romana racconta’, p. 251s.)