Inventario privato. Prefazione di Giacomo Zanga. Disegni di Alberto Casarotti
Inventario privato. Prefazione di Giacomo Zanga. Disegni di Alberto Casarotti | Libros antiguos y modernos | Pagliarani, Elio
Inventario privato. Prefazione di Giacomo Zanga. Disegni di Alberto Casarotti
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Detalles
- Año de publicación
- 1959
- Lugar de impresión
- Milano,
- Autor
- Pagliarani, Elio
- Páginas
- pp. 46 [6]; 5 disegni su fondo seppia di Alberto Casarotti nel testo.
- Serial
- collana «I gemelli», 2,
- Editores
- Veronelli,
- Formato
- in 8° (229 x 159 mm),
- Edición
- Prima edizione.
- Materia
- Poesia Italiana del '900
- Descripción
- brossura,
- Primera edición
- True
Descripción
LIBROPrima edizione.Ottimo esemplare.Un anno prima che «La ragazza Carla» (1960) comparisse in «Il Menabò» e cinque anni dopo l’esordio con «Cronache e altre poesie» (1954), Elio Pagliarani diede alle stampe questa importante, benché meno nota o considerata, opera seconda. Edito da Veronelli, «Inventario privato» è composto da 21 poesie suddivise in 3 sezioni - «Il primo foglio», «A riporto» e «Totale S.E. & O.» - in cui è l’amore infelice, non corrisposto per una donna - una «milanese signorina» - a dominare la scena. Ma questo amore, come scrive Giacomo Zanga nella prefazione, permette in verità di condurre un’analisi dell’umano valutandone l’effettiva posizione rispetto all’ordine generale delle cose: «[.] tanto più mi piace la poesia di Elio Pagliarani quanto più riesce a sottrarsi - nonostante il suo interesse per la sorte dell’uomo - alla sottile, e talvolta efferata, antropologicità di parecchia poesia tradizionale; aggiungerò anche, ampliando il discorso, che l’arte moderna, in genere, mi entusiasma proprio per il suo considerare l’uomo dalla parte dell’universo anziché l’universo dalla parte dell’uomo [.]. Nella poesia di Elio Pagliarani trovo l’uomo collocato nella sua giusta misura; infatti: “poltrone alla prima - ci rimane, o dignità, se abbiamo solo in testa - svariate idee d’amore e d’ingiustizia”. Il che non toglie che si possa amare sino all’affettuosità più abbandonata e sino al ridicolo [.]. Ed eccoci così autorizzati a citare, insieme con il desolato lirismo di Eliot e la passionale epicità di Brecht, la semplice, attualissima, umanissima pateticità di Charlot».