Pasquino. Giornale umoristico, non politico, con caricature. Vol. II. NN. 50 - 101
Pasquino. Giornale umoristico, non politico, con caricature. Vol. II. NN. 50 - 101 | Libros antiguos y modernos |
Pasquino. Giornale umoristico, non politico, con caricature. Vol. II. NN. 50 - 101
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Detalles
- Año de publicación
- 1857
- Lugar de impresión
- Torino
- Editores
- Tipografia e litografia del Giornale
- Materia
- Periodici del Risorgimento, Caricatura, Umorismo e satira politica
- Descripción
- *Hardcover
- Sobrecubierta
- False
- Conservación
- Bueno
- Idiomas
- Italiano
- Copia autógrafa
- False
- Impresión bajo demanda
- False
- Condiciones
- Usado
- Primera edición
- True
Descripción
Annata completa per il 1857, constante di 52 numeri (dal numero 50 di domenica 4 gennaio 1857 al n. 101 di domenica 27 dicembre del medesimo anno, quasi tutti con affrancatura originale) di pp. 416 (numerazione continua) racchiusi in un vol. in-4° (35x25 cm) in legatura tardo novecentesca in cartonato rigido cerato verde bottiglia con titoli e filetti dorati al dorso. Numerosissimi disegni umoristici in litografia di Casimiro Teja, Giulio, Redenti, Depretis, Virginio, etc., sia nel testo che fuori di esso (anche a doppia pagina) costituenti un'arguta satira della società e della politica del Piemonte nel periodo immediatamente preunitario. Alcune disegni sono in coloritura coeva come ad esempio quelli alle pp. 204-205 le illustrazioni di Teja, satireggianti la moda del tempo ('Mode della capitale perfezionate in provincia'). Minimi difetti e segni del tempo (lievi arrossature o bruniture, minimi restauri al dorso) ma più che buon esemplare. Seconda annata del celebre periodico satirico di impostazione politica liberale. La rivista venne fondata a Torino nel 1856 da Giovanni Piacentini e Giuseppe Augusto Cesana; destinata a larghissima popolarità e pubblicata fino al 1930, allorché venne soppressa dal regime fascista, è considerata lantesignana dei moderni giornali umoristici italiani. Intento dei suoi fondatori fu 'un giornale umoristico con caricature di genere sociale, che non urtasse i nervi della censura austriaca e di quella degli stati della penisola', così da 'aprire una breccia in quella muraglia che la reazione aveva innalzata tutt'intorno al Piemonte'.