Le vulgari elegantie di messer Nicolao Liburnio.
 Le vulgari elegantie di messer Nicolao Liburnio. | Rare and modern books | LIBURNIO, Nicolò
 Le vulgari elegantie di messer Nicolao Liburnio.
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Details
- Year of publication
- 1521
- Place of printing
- Venezia
- Author
- LIBURNIO, Nicolò
- Publishers
- Impresse in Vinegia, nelle case d''Aldo Romano & d''Andr
- Keyword
- Libri Antichi
- Binding description
- piena pergamena
- State of preservation
- Good
- Languages
- Italian
- Binding
- Hardcover
- Condition
- Used
Description
>in-8 (164x100 mm), , ff. 64, carattere corsivo, testo su 30 linee con spazi per lettere guida, ancora aldina al frontespizio e in fine. Legatura in piena pergamena posteriore. Prima edizione, dedicata a Marco Mollino, di una delle primissime grammatiche della lingua italiana mai stampate, pubblicata cinque anni dopo le Regole di F. Fortunio (1516) e tre anni prima delle celebri Prose della volgar lingua di P. Bembo (1525). Liburnio (ca. 1477-1557) fu uno dei pochi autori viventi pubblicati dalla tipografia Aldina, «scrisse versi petrarcheschi sul modello di Pietro Bembo, ma nel suo Le vulgari elegantie (1521) e Le tre fontane (1526) consigliava di imitare Dante, oltre che Petrarca e Boccaccio» (Oxford Companion to Italian Literature).
"Le vulgari elegantie (Venezia, Eredi Aldo Manuzio - A. Torresano, 1521), in tre libri che affrontano questioni di retorica, ortografia e morfologia, costituiscono il primo di una serie di testi dedicati dal Liburnio a trattazioni grammaticali. Nell'opera la materia retorica resta preponderante su quella grammaticale, quest'ultima svolta senza alcun ordine e sistematicità. Richiamandosi alla perfezione esemplare di Dante, Petrarca e Boccaccio, il Liburnio suggerisce un modello toscano che è sì ispirato ai classici del Trecento, ma aggiornato alla luce dell'indiscutibile uso, invalso in tutta l'Italia, del volgare, da cui scaturiva l'esigenza, avvertita in quegli anni, di stabilire norme ben definite dello scrivere correttamente ed elegantemente in volgare. Il modello di riferimento linguistico proposto dal Liburnio considera le differenze tra toscano trecentesco e moderno e si mostra tollerante nei confronti delle diverse varietà toscane e dell'affioramento di tratti non fiorentini negli scrittori. Ma poste le questioni, interessanti a quella data, dei modelli da imitare, delle differenze fonetiche e morfologiche tra dialetti toscani, della differenza tra lingua della poesia e lingua della prosa, in assenza di ogni tentativo di classificazione dei fenomeni, la trattazione si risolve in serie indefinite di formulari (per l'epistola amorosa, gli affari e le relazioni di corte, di epiteti poetici e di comparazioni). Pur nell'asistematicità dei risultati, va riconosciuto al Liburnio il primato nell'intuizione di svariate problematiche che altri avrebbero dopo di lui sviluppato con mezzi diversi: il Liburnio è per esempio il primo a stilare un elenco nutrito di voci dalle quali si ricava la difformità dell'uso prosastico di Boccaccio da quello poetico di Dante e Petrarca" (S. Mammana, Liburnio, Niccolò, in: "Dizionario biografico degli italiani", Rome, 2005, vol. 65, s.v.).
Buon esemplare, tracce di polvere sul foglio di titolo, lieve alone d'umido nel margine inferiore bianco dei fogli 40-64, più esteso nelle ultime pagine, nota di possesso al titolo, manicule e qualche antica sottolineatura sparse.. UCLA 205; Adams L655; Cataldi Palau 72; Edit16 37646; Gamba 1477; Renouard 92/11; USTC 838130