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Il carroccio

Il carroccio | Rare and modern books | Ernst Voltmer, Traduzione Di Giuseppe Albertoni

Rare and modern books
Ernst Voltmer, Traduzione Di Giuseppe Albertoni
Giulio Einaudi Editore 1994,
48.50 €
(Pavia, Italy)

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Details

  • ISBN
  • 9788806135942
  • Author
  • Ernst Voltmer, Traduzione Di Giuseppe Albertoni
  • Publishers
  • Giulio Einaudi Editore 1994
  • Keyword
  • Medioevo

Description

X-252 pagine. 12 ill. in bianco e nero; 6 ill. a colori. Rilegato con sovracoperta. Collana: Biblioteca di cultura storica 205. Commento dell'editore, seconda e terza di copertina: La storia contiene argomenti che fanno parte del passato ma che si impongono anche, prepotentemente, al nostro immaginario contemporaneo di ogni giorno. E questi argomenti non sono soltanto idee o astrazioni, possono essere anche oggetti: il carroccio è indubbiamente uno di questi. Ricordi scolastici, miti regionali, recenti riutilizzazioni politiche hanno continuato ad alimentare quel mito del carroccio da cui Voltmer non ha esitazione a partire, giudicando le incrostazioni della memoria meritevoli della medesima attenzione dei primi documenti storici. Poiché per tutti noi è naturale, d'altra parte, interrogarsi su che cosa ci sia all'origine di un mito, è prezioso disporre, con questo libro, della prima completa, sistematica e filologicamente accuratissima ricerca sul carroccio. Voltmer con un'indagine molto ampia ci fornisce tutti i possibili elementi sul carroccio come oggetto concreto della cultura materiale del medioevo, e anche tutti i possibili elementi sul carroccio come simbolo. Il carroccio fu una figura familiare nella vita quotidiana di molte città italiane, in tempo di guerra e di pace" per soli due secoli, il XII e il XIII. Poi, le "fantasticherie" dei secoli successivi fecero sì che il vero carroccio nel suo significato e nelle sue funzioni originarie sparisse quasi completamente dietro a un diverso carroccio elevato a mito e valido per gli scopi più diversi. In questa fase ulteriore e postmedievale il carroccio si allontanò dalla Toscana e dalla Romagna (era lì che nel medioevo prevalevano le attestazioni) per farsi più lombardo: ed è lombardo il carroccio vivo nella cultura del romanticismo e del Risorgimento. L'autore ci informa sulle diverse attestazioni europee di un oggetto che era a metà fra la macchina da guerra e il vessillo blindato: una cassa solidissima su quattro ruote, rifugio per i feriti, farmacia da campo, punto di orientamento per i soldati, ben attestata nell'esercito di Riccardo Cuor di Leone alle crociate e in quello del vescovo di Colonia nel regno teutonico. Voltmer ricostruisce poi per l'Italia una vera "geografia del carroccio". Nei suoi sviluppi, già in Toscana e prima degli esiti lombardi, il carroccio "reale" fu sostituito gradualmente da un carroccio "esemplare", destinato a dar vita auno stereotipo sempre più forte e diffuso: nel medioevo stesso era già diventato "uno strumento di propaganda e un oggetto della retorica patriottica". La speciale fortuna italiana del carroccio risulta dovuta alla sua capacità di essere simbolo perfetto, anche in tempo di pace, di un'istituzione sperimentale e di una "signoria senza signore" come il comune."

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