Della felicità che gl' Italiani possono e debbono dal Governo Austriaco procacciarsi, col piano di un' associazione per tutta Italia, avente per oggetto la diffusione della pura lingua italiana, e la contemporanea soppressione de' dialetti che si parlano ne' varj paesi della penisola. Si fa altresì cenno. della inelegante e goffa maniera d' indirizzare il discorso a qualcuno in terza persona così scrivendo, come parlando, la qual maniera si dovrebbe, generalizzandosi il Voi, abolirsi affatto
Della felicità che gl' Italiani possono e debbono dal Governo Austriaco procacciarsi, col piano di un' associazione per tutta Italia, avente per oggetto la diffusione della pura lingua italiana, e la contemporanea soppressione de' dialetti che si parlano ne' varj paesi della penisola. Si fa altresì cenno. della inelegante e goffa maniera d' indirizzare il discorso a qualcuno in terza persona così scrivendo, come parlando, la qual maniera si dovrebbe, generalizzandosi il Voi, abolirsi affatto
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Details
- Year of publication
- 1833
- Place of printing
- Parigi
- Author
- Dal Pozzo Ferdinando
- Publishers
- presso Ab. Cherbuliez (Crapelet)
- Keyword
- Risorgimento, Pubblicistica, Linguistica e lingua italiana
- Dust jacket
- False
- State of preservation
- Fine
- Languages
- Italian
- Inscribed
- False
- Print on demand
- False
- Condition
- Used
- First edition
- True
Description
In-8°, pp. (8), 184, (1) di errata, legatura coeva m. pelle con decori in oro al dorso. Fioriture normali. Bell'esemplare. Prima edizione di singolare pamphlet politico-linguistico volto all'unificazione linguistica della penisola tramite la soppressione dei dialetti; il pamphlet suscitò accese polemiche fra gli esuli e patrioti italiani (il Pellico, il Poerio, lo Sclopis, che lo definì 'il tumulo della sua carriera letteraria e politica') per la provocatoria tesi filoaustriaca che lo improntava e fu proibito dalla stessa polizia austriaca, che, equivocando, lo ritenne una satira. 'Il Dal Pozzo, per questo soprannominato Dal Pazzo dal Pecchio, passo' la parte restante della sua vita a tentare di riabilitarsi presso il movimento rivoluzionario' (Rosi). 'Nel 1833 fu pubblicata a Parigi l'opera che lo Sclopis avrebbe definito 'il tumulo della carriere letteraria e politica del Dal Pozzo': Della felicità che gl'italiani possono e debbono dal governo austriaco procacciarsi. Questo scritto, che gli attirò critiche e contumelie da ogni parte, e di cui il Bollea tenta invano una difesa, è difficilmente valutabile: per ragionevoli che siano le osservazioni dell'autore sugli aspetti positivi dei governo austriaco (riconosciuti peraltro da molti contemporanei sicuramente degni di fede e confermati dalla storiografia odierna), bisogna riconoscere che il Dal Pozzo in questo scritto omette di tener conto del fatto che l'idea dell'indipendenza italiana, e quindi l'ostilità alla dominazione austriaca, erano ormai così diffuse e sentite che le sue pagine peccavano inevitabilmente, se non di viltà o di malafede, di scarso rapporto con la realtà. Né valse a riacquistargli il favore degli ambienti politici italiani l'altro suo scritto apparso nel 1833, Piano di un'associazione per tutta Italia, avente per oggetto la diffusione della pura lingua italiana e la contemporanea soppressione de' dialetti che si parlano ne' vari paesi della penisola.' (Marco Gosso in Dizionario Biografico degli Italiani, volume 32, 1986). Ferdinando Dal Pozzo (Moncalvo, 1768-Torino, 1843) ricoprì numerosissime e prestigiose cariche politiche, fu Ministro Sardo dell'Interno nel 1821 sotto la Reggenza ed esule dal 1821 al 1837. Manno, pp. 14 e sgg. Marocchetti, n. 74. Maturi, Interpretazione del Risorgimento, p. 133.