Le faccende che sbriga il destino. Romanzo
Le faccende che sbriga il destino. Romanzo | Rare and modern books | [D’Ambrosio, Vincenzo] Brosìo
Le faccende che sbriga il destino. Romanzo
Le faccende che sbriga il destino. Romanzo | Rare and modern books | [D’Ambrosio, Vincenzo] Brosìo
with a minimum amount of 100.00€
Payment methods
- PayPal
- Credit card
- Bank transfer
- Pubblica amministrazione
- Carta del Docente
Details
- Year of publication
- 1933
- Place of printing
- Napoli,
- Author
- [D’Ambrosio, Vincenzo] Brosìo
- Pages
- pp. 121 [3].
- Publishers
- Tipografia Maria Viscatale De Losa,
- Size
- in 8°,
- Edition
- Prima edizione.
- Keyword
- FuturismoSatira
- Binding description
- brossura originale con notevole disegno di copertina in stile futurista firmato da Manzi, stampato in nero e verde,
- First edition
- True
Description
LIBROPrima edizione.CON AUTOGRAFO.Esemplare molto buono, ancora parzialmente intonso, con la copertina ben conservata (un poco scurita, come l’interno; lieve foxing passim, strappi agli angoli delle pp. 105-106), pregiato dalla dedica autografa di Brosìo all’occhietto, in lapis viola, «All’egregio sig. Galbiati, cordialmente. Brosio».Rarissima opera prima di Brosìo, al secolo Vincenzo D’Ambrosio, censita in un solo esemplare nell’Opac Sbn (Biblioteca Sormani, Milano; due copie registrate della seconda edizione). Scrittore futurista napoletano, diede il via alla sua produzione con questo “aeromanzo”, ornato dalla bella copertina di Riccardo Manzi («Il dizionario del futurismo», s.v. D’Ambrosio). Il taglio umoristico e satirico della pubblicazione è dichiarato in apertura, con i «Probabili autorevoli pareri su Le faccende che sbriga il destino», fittizia carrellata di giudizi critici sull’opera di Brosìo, da Pirandello a Marinetti, fino ad Alessandro Manzoni e Pittigrilli. Nel «Preludio a 4 zampe» che precede il romanzo, un ignoto recensore (naturalmente lo stesso Brosìo) introduce all’opera: «Il suo romanzo è il romanzo di tutti i giorni scritto in una notte di aberrazione mentale fra gli intervalli di una sigaretta e un caffè, al ritmo d’una danza selvaggia trasmessa da una stazione radiofonica frammisto alla serenata languida d’un nottambulo vagabondo» (p. 6).