Lettera autografa firmata, inviata a un avvocato
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Details
- Year of publication
- 1930
- Place of printing
- Genova,
- Author
- Messina, Francesco
- Pages
- 11 carte (220x290 mm) numerate, scritte al recto in inchiostro nero.
- Keyword
- Lettere e cartolineArte Cataloghi Monografie
Description
AUTOGRAFOOttimo esemplare.La querelle tra lo scultore Francesco Messina e l’avvocato del giovane Alessandro Cherchi è legata alla creazione della celebre scultura in bronzo del «Pugilatore», che dalla XVII Esposizione internazionale d’arte di Venezia (1930) è passata, ed è attualmente esposta, alla GAM (Galleria d’Arte Moderna) di Torino. Dalle parole di Messina sappiamo che il modello del giovane pugilatore è stato un certo Alessandro Cherchi di Genova, che evidentemente cercava di estorcere soldi al grande artista. Viene citata anche una «Testa di bimbo», soggetto caro a Messina, più volte replicato in differenti versioni bronzee. «Egregio Avvocato, le chiedo venia se soltanto adesso evado la sua racc. del 30 giugno, ma le molteplici mie occupazioni mi hanno impedito di risponderle prima. Anzitutto lasci che io indugi nel rimirare la cabalistica cifra di L 70.000 che io avrei ricevuto dalla vendita del mio “Pugilatore”: il solo fatto di averlo creduto dimostra la Sua stima per me ed io né la ringrazio: ma le dico subito che la realtà è molto ma molto lontana da quella che Ella ha pensato di scrivermi. Se così non fosse l’Arte sarebbe, oltre che un bene dello spirito, anche un paradiso materiale mentre così non è. In quanto al mio buon amico Alessandro Cherchi permetta ch’io Le dica tutta mia larga meraviglia nel veder trasformato in un acrobatico sogno di contratto quello che altro non fu se non un mio gesto di simpatia artistica originato anche da una certa inclinazione verso le Arti Belle del giovane Sandro, che io ho creduto bene di non negligere. Se il Corno della fortuna mi avesse assistito avrei volentieri protetto da mecenate il caro giovinetto che si era a me rivolto: invece credei bene di fare due cose: offrirgli l’entrata nell’accademia sborsando volentieri la tassa d’iscrizione, ed accoglierlo nel mio studio perché vedesse da vicino il mio lavoro e, sotto la mia direzione, si iniziasse a Misteri dell’Arte. Io, nel frattempo, ho concorso alla Biennale di Venezia con quattro lavori fra i quali la statua del “Pugilatore”: per lo studio delle linee di quest’ultima pensai di valermi della posa del giovane Cherchi, e talvolta, con la scusa di rimborsargli le spese di tram, gli regalai del denaro in misura di ben superiore alla realtà delle sue spese, dandogli ora 20, ora 10, ora ancora 20, ora 50 lire. (Se si dovesse pensare che il Cherchi abbia posato presso di me a pagamento, egli sarebbe stato largamente remunerato delle sue fatiche). Inoltre gli donai ancora un mio lavoro “Testa di bimbo” acciocché ne traesse motivi di studio. Io non ebbi mai a promettergli 1.000 lire oltre un completo per uomo destinato a vestire l’ignudo, a statua finita e venduta. Mai. Se il giovane Sandro ha mentito la realtà della sua posizione nel mio studio al padre, non è questa una buona ragione perché io debba sopportare conseguenze di atteggiamenti mai presi, ma solo creati dalla fantasia ingrata del prossimo aiutato […]».