Memoires pour servir a l'histoire de la maison de Brandebourg, precedes d'un discours preliminaire, & suivis de trois dissertations, sur la religion, les moeurs, le gouvernement du Brandebourg, & d'une quatrieme sur les raisons d'etablir ou d'abroger les loix. Nouvelle edition, revue, corrigee & augmentee
Memoires pour servir a l'histoire de la maison de Brandebourg, precedes d'un discours preliminaire, & suivis de trois dissertations, sur la religion, les moeurs, le gouvernement du Brandebourg, & d'une quatrieme sur les raisons d'etablir ou d'abroger les loix. Nouvelle edition, revue, corrigee & augmentee
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Details
- Year of publication
- 1751
- Place of printing
- A Berlin et a La Haye
- Publishers
- chez Jean Neaulme libraire
- Keyword
- Storia
- Dust jacket
- False
- Inscribed
- False
- Print on demand
- False
- Condition
- Used
- First edition
- False
Description
Due volumi in 4°, occhietto, antiporta allegorica incisa, frontespizio in rosso e nero, pp. IV, (4), (V)-XVI, occhietto e frontespizio del secondo volume, (181) - 385 (ma 383), due grandi carte geografiche (mare Baltico) ripiegate e due tabelle genealogiche, 31 vignette e culs -de - lampe incise da Jacob van der ‘Schley’ e Fokke, leagtura in piena pelle con titolo e fregi in oro al dorso. Piccole mancanze alle cuffie e usure alle cerniere, interno molto fresco. Le Memorie di Federico II di Prussia sono apprezzate da Michaud per la loro prosa vivace, brillante e imparziale, superiore alla poesia del sovrano e ricca di finezza, soprattutto nella corrispondenza con Voltaire. Gli storici mettono in rilievo la straordinaria statura intellettuale di Federico, che emerge nettamente rispetto agli altri monarchi del suo tempo, privi – secondo Michelet – di senso del diritto, della libertà e del progresso. Considerato quasi un “re francese” per cultura e simpatia verso i philosophes, scrisse esclusivamente in lingua francese e intrattenne un intenso dialogo con Voltaire, d’Alembert, Diderot e Rousseau. La riconciliazione con Voltaire negli anni Cinquanta, ricordata dallo stesso filosofo con ironia in una lettera a d’Argens, testimonia il rapporto complesso ma fecondo tra il “re filosofo” e l’intellettuale più celebre dell’epoca. Cohen p. 219; Rümann 288